15. Piano “rifiuti-zero”.

Occorre giungere al recupero, riuso e riciclo integrale dei rifiuti: “rifiuti zero”!. Ciò è possibile con politiche di riduzione dei rifiuti, con la raccolta differenziata porta a porta, con impianti di compostaggio in aree rurali e impianti per il riciclaggio e il recupero dei materiali, con la creazione di centri per la riparazione, il riuso e la decostruzione. La tariffazione deve avvenire sulla base della produzione effettiva di rifiuti non riciclabili. Così sarà possibile anche promuovere la nascita di nuove iniziative imprenditoriali nel campo del riuso e riciclo.

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4 risposte a 15. Piano “rifiuti-zero”.

  1. Carla Petrianni ha detto:

    Sono presidente del comitato rifiuti zero fiumicino, mi interesserebbe conoscere i dettagli della proposta. Dietro la sigla rifiuti zero c’è un mondo di posizioni da cui derivano percorsi diversi e diverse scelte impiantistiche. in particolare mi interessa conoscere la vostra posizione circa gli impianti di compostaggio, aerobici ed anaerobici , le centrali a biomassa/biogas. Fiumicino è un comune che potrebbe vivere di agricoltura di qualità e di turismo, ma l’espansione urbanistica incontrollata, le ipotesi di raddoppio aeroportuale, gli impianti di trattamento e smaltimento rifiuti ne stanno pesantemente pregidicando il presente e il futuro. Grazie per i chiarimenti

    • 54 proposte ha detto:

      Carla Petrianni :

      …in particolare mi interessa conoscere la vostra posizione circa gli impianti di compostaggio, aerobici ed anaerobici , le centrali a biomassa/biogas.

      Nel settore rifiuti, così come in altri settori (per esempio quello energetico), le soluzioni che prospettiamo si basano sui paradigmi “piccolo è bello” e km0. Vediamo come, per i rifiuti, “piccolo è bello” si declina con piccoli impianti posti il più vicino possibile al produttore del rifiuto stesso in particolare per il riciclo della frazione organica. Così vicini e così piccoli che, spesso e volentieri, si possono annoverare come tecniche di riduzione a monte della produzione del rifiuto stesso. Riduzione perché il rifiuto, anche se prodotto, non viene conferito al sistema di gestione. Circa il trattamento della frazione organica suggeriamo una soluzione articolata che parte dal compostaggio domestico (albo compostatori comunale ecc.) e arriva ad impianti di dimensioni ridotte e di semplice gestione e controllo da parte dei cittadini. Ci riferiamo agli impianti di compostaggio comunitario che in Italia stanno timidamente diffondendosi (cfr wikipedia alla voce “compostaggio di comunità” o l’articolo di Fabio Musmeci su “Villaggio Globale” (http://www.vglobale.it/index.php?option=com_content&view=article&id=14625%3Arifiuti-organici-il-futuro-e-il-compostaggio-di-comunita&Itemid=124&lang=it). I piccoli impianti di compostaggio sono da preferire, in genere, al trattamento anaerobico per varie ragioni. Innanzitutto vi è la questione, per l’anaerobico, di cosa fare con il digestato. Tipicamente questo viene sottoposto a compostaggio per poter essere utilizzato in agricoltura. E allora un doppio trattamento di cui la prima fase, di recupero energetico con il biogas, mostra una dubbia convenienza. Poi le dimensioni di questi impianti che, per essere economicamente sostenibili, sono piuttosto elevate e richiedono l’integrazione del rifiuto organico con materiale agricolo che finisce per essere coltivato appositamente come nelle centrali a biogas di cui gli impianti anaerobici sono la versione (e l’anticamera) basata sui rifiuti. Si tratta di culture energetiche (tipicamente mais) che sostituiscono le altre intorno all’impianto con una indebita commistione tra rifiuti e agricoltura. In proposito è’ interessante il filmato di report del 10/4/2011 (http://www.youtube.com/watch?v=SGsdUY0iQVw) che riporta casi, molto frequenti, di impianti a biogas che richiedono la riconversione del territorio a culture dedicate all’energia invece che all’alimentazione umana o zootecnica. Si aprono poi questioni enormi circa il mais transgenico, la Monsanto, i suoi erbicidi/pesticidi/brevetti, la vocazione agricola dei territori ecc.
      Il confronto energetico, tra biogas e compostaggio, andrebbe fatto considerando anche i risparmi provenienti dal mancato utilizzo, con il compost, di altri ammendanti (magari chimici), dell’aumento della facilità di lavorazione del terreno, del sequestro di carbonio nel suolo, dalle necessità di trasporto all’impianto (azzerate nel caso di auto compostaggio) ecc. Un’ulteriore considerazione riguarda l’accettabilità sociale degli impianti. Il compost prodotto, nel caso di compostaggio di comunità, è riutilizzato dallo stesso produttore con una conseguente attenzione all’input del processo (che comunque è il proprio rifiuto o quello della propria comunità) e migliore qualità del prodotto. Le aggiunte di materiali (solidi e liquidi) richieste inevitabilmente da impianti anaerobici tolgono questa capacità di “controllo” rendendo più difficile l’accettazione da parte delle comunità. E’ infine da evidenziare che un apparente vantaggio dell’anaerobico sono i sussidi pubblici per la produzione energetica da fonti alternative (o assimilate sic!) che può a volte rendere questa scelta vantaggiosa economicamente. Alcuni, e noi tra questi, sostengono che i sussidi possono distorcere il mercato rendendo artificiosamente una tecnologia più competitiva di un’altra e nella nostra società, di certi sussidi, godano soprattutto i soggetti “forti”. Il compostaggio di comunità porta a dei risparmi ai cittadini e non degli incassi ai gestori! Per questo viene ostacolato dalle aziende di gestione rifiuti.
      Infine un confronto tra i costi di investimento (cfr. per esempio http://www.fondazionesvilupposostenibile.org/f/Relazione+Favoino.pdf) tra Compostaggio e “Digestione Anaerobica”, considerando le migliori tecnologie disponibili (BAT), mostra costi circa doppi per la digestione anaerobica per tonnellata annua trattata. Questa differenza diviene molto maggiore per impianti piccoli (come nel caso che vorremmo si diffondesse). Naturalmente la scelta tecnologica dipende molto dai casi specifici, le dimensioni, la vicinanza di un depuratore, gli attori, il territorio ecc. Restano comunque alcune occasioni in cui la digestione anaerobica resta da suggerire: essenzialmente quelle legate alla presenza di reflui della zootecnia per un pretrattamento a monte del compostaggio. Sempre comunque piccoli impianti…
      Fabio Musmeci 17/09/2012

  2. Raul Mordenti ha detto:

    Trovo molto importante riuscire a essere così precisi anche tecnicamente nelle nostre proposte. Dovremo riuscire a fare questo per tutte le 54 proposte. Compagno Fabio Musmeci assessore subito!

  3. Pingback: 54 proposte per cambiare Roma. | coseperunaltromondo

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