Premessa

I pesanti tagli dei fondi effettuati dai governi Berlusconi e Monti e il cosiddetto “patto di stabilità” colpiscono fortemente i Comuni e i loro bilanci. Alemanno (che ha condiviso fino in fondo i tagli di Berlusconi) ha cercato di scaricare la crisi sulla comunità cittadina, con i tagli dei servizi e la svendita del patrimonio pubblico ai privati. Un’Amministrazione comunale che intende difendere la comunità cittadina da queste politiche deve invece fare appello alla mobilitazione popolare e praticare politiche di controtendenza rispetto a quelle seguite sin qui dai governi nazionali. Ciò deve concretizzarsi nella difesa dei beni comuni contro le privatizzazioni, in una politica fiscale di redistribuzione del reddito, in investimenti pubblici anche fuori dal “Patto di stabilità”, nella difesa e nel potenziamento dei servizi erogati ai cittadini, etc.: insomma, serve “Tutto un altro Programma” per la nostra Città.

Una seconda ipoteca sulla possibilità di produrre buone politiche pubbliche è costituito dal costo della corruzione, dei privilegi, degli sprechi, dei nepotismi, delle clientele che è diventato insostenibile. Quanto emerso nello scandalo della Regione Lazio non è che la punta dell’iceberg di un sistema politico che ha piegato l’amministrazione pubblica agli interessi privati personali e di gruppi di potere economico. La moralizzazione della vita pubblica è quindi una condizione per poter cambiare Roma. Ciò a partire dalla riforma e trasparenza di appalti e assunzioni, dal taglio dei privilegi e degli stipendi di consiglieri, manager e dirigenti pubblici e da norme anticorruzione. Occorre vigilare invece per evitare che la questione morale sia sfruttata per ridurre la democrazia e la rappresentanza (Ad esempio non si deve ridurre il numero dei consiglieri, ma dimezzare il loro stipendio).

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1. Un “Piano straordinario per il lavoro”.

Di fronte a oltre 700.000 disoccupati, cassaintegrati e precari (specialmente giovani) occorre un “Piano straordinario per il lavoro a Roma”, basato su progetti ed investimenti pubblici. Creare lavoro si deve: per la riconversione energetica ed ecologica della Città, per la riqualificazione delle periferie e l’edilizia popolare, per una nuova idea di agricoltura, di turismo e di commercio (vedi sotto i Punti 3, 4, 5, 6, 7, 8, 15, 18, 21, 26, 30, 42, 43, 45 , etc.). E creare lavoro si può, perché tutto ciò può essere finanziato sia con la lotta all’evasione ed al lavoro irregolare che con specifiche “imposte di scopo” (uno strumento che il Comune potrebbe usare e non ha usato) finalizzate a investimenti che creano occupazione e migliorano la qualità della vita nella Città Metropolitana.

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2. Ripristino dell’Osservatorio per la qualità e la sicurezza del lavoro

Occorre ripristinare l’Osservatorio (abolito dalla Giunta Alemanno) per fornire al Comune tutte le informazioni necessarie sulle condizioni di lavoro nella Città e in particolare sulla sicurezza e sugli appalti.

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3. Sostenere l’Altra economia.

Serve un concreto sostegno (investimenti, appalti pubblici, incentivi tariffari e normativi, piani di sviluppo, etc.) all’agricoltura biologica, al turismo sostenibile, al software libero, alla finanza etica, al risparmio energetico, al riuso e riciclo di materiali e oggetti, alla produzione culturale indipendente, alla cooperazione sociale, al consumo consapevole, alle palestre popolari.

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4. Sostenere l’occupazione femminile e giovanile.

Le imprese, le cooperative, gli artigiani che assumono stabilmente donne e giovani disoccupati ed inoccupati devono essere sostenuti: il Comune può farlo con forme di incentivazione contributiva e riservando a chi assume a tempo indeterminato delle quote negli appalti comunali. Occorre anche istituire un “Centro di assistenza donne/lavoro” all’interno dei “Centri per l’Impiego” per costruire nuove occasioni di lavoro e spazi di iniziative imprenditoriali per le donne, native e migranti (e vedi sotto Punto 50). Il Comune deve combattere il precariato a cominciare da sé stesso, cioè assumere a tempo indeterminato il personale precario occupato nell’Amministrazione comunale con contratti di somministrazione (e vedi sotto Punto 21).

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5. Usare Formazione Professionale e Apprendistato per creare nuova occupazione.

La Formazione Professionale per adulti presso i Centri Provinciali e Comunali può consentire un uso socialmente vantaggioso delle risorse provenienti dai Fondi strutturali europei, anche nella prospettiva della nuova Città Metropolitana. Una nuova idea di Apprendistato (professionalizzante e di alta formazione) può servire, specie nell’artigianato, a creare nuova e qualificata occupazione.

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6. Il Commercio al servizio della Città.

Occorre bloccare l’insediamento di nuovi mega-centri commerciali e revocare le Ordinanze comunali che hanno permesso la liberalizzazione selvaggia dei giorni e degli orari di apertura (cioè l’assenza di vincoli della giornata lavorativa per i lavoratori e le lavoratrici del commercio) e introdurre una turnazione fra le varie aree commerciali. Il Comune si deve impegnare invece in difesa del piccolo commercio di prossimità, che crea occupazione e migliora la qualità della vita dei nostri quartieri.

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7. Difendere e valorizzare l’Agro romano: il polmone verde e alimentare di Roma.

Si devono bloccare le edificazioni sui terreni agricoli e assegnare in affitto i terreni pubblici a cooperative di giovani che vogliano coltivarli. Nel Piano Regolatore va inserito l’asse strategico del ‘sistema del verde’ come ordinatore del tessuto urbano e non più come spazio residuale. Un “Consiglio Agricolo e Alimentare” deve funzionare come punto d’incontro tra produttori e consumatori per ricollegare con ‘filiere corte’ l’agro alle necessità alimentari della Città e al bisogno di cibo di qualità; in tal modo si potrà sostituire l’importazione di prodotti destagionalizzati con prodotti freschi, economici ed ecologicamente sostenibili in base al ciclo naturale delle stagioni.

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8. Un “sistema” comunale dei mercati rionali.

E’ necessaria un’azienda speciale del Comune, con la partecipazione degli operatori e del ‘Centro Agroalimentare Roma’ (CAR), a cui affidare i mercati rionali. L’obiettivo è creare una “rete” che agisca come un sistema unico, dotato di un proprio marchio pubblico di qualità e sostenibilità e capace inoltre di calmierare i prezzi al dettaglio. I mercati rionali sottoutilizzati, che Alemanno lasciava morire, debbono essere rilanciati anche attraverso la concessione di nuove licenze richieste da cittadini migranti.

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9. Roma open source.

Si sostituisca in tutte le amministrazioni pubbliche il software proprietario con programmi open source; è questo il volano per una transizione di tutta la Città al software libero e all’accesso gratuito alla rete (vedi sotto Punto 37), che si potrà finanziare con i soldi risparmiati delle royalties attualmente pagate a Microsoft e Co. stimolando  anche  sinergie fra le competenze offerte dal sistema universitario e della ricerca  e la domanda di prodotti e servizi ad alta tecnologia da parte degli uffici pubblici comunali.

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10. Una IMU proporzionale al reddito, e non sulla prima casa.

Il Comune può, e deve, ridurre il peso delle tasse sulle fasce deboli e per far questo basta aumentare la tassazione della rendita e delle grandi ricchezze, L’IMU deve essere proporzionata al reddito (secondo l’art.53 della Costituzione: “Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”, violato da Berlusconi, da Monti e da Alemanno); e fin d’ora l’IMU deve essere del tutto abolita sulla prima casa per i redditi bassi. Il Comune potrà recuperare questi soldi con un aumento progressivo dell’IMU per i redditi più elevati e per le case sfitte e invendute e con la tassazione del patrimonio immobiliare Vaticano e delle Fondazioni bancarie.

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11. Patrimoniale comunale e riforma del fisco locale.

Per finanziare le opere pubbliche e gli investimenti del Comune (vedi sopra Punto 1) vogliamo una “imposta di scopo” progressiva sui patrimoni di oltre 1 milione di euro, e un’addizionale Irpef progressiva. Occorre introdurre l’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) aggiornato al momento del calcolo per esenzioni, erogazione di servizi, contributi, interventi di assistenza. Riformare le tariffe rendendole progressive.

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12. Verso il “Reddito sociale di cittadinanza”.

Il Comune di Roma deve contribuire all’istituzione del “Reddito sociale di cittadinanza” attraverso la gratuità dei servizi erogati a soggetti in difficoltà economiche, sulla base dell’ISEE puntuale. L’accesso ai mezzi pubblici, ai musei, alle strutture ricreative comunali etc. per i giovani tra i 14 e 30 anni deve essere gratuito, equiparando in tutte le esenzioni gli studenti fuori-sede a quelli dei residenti a Roma.

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13. Per una riconversione ecologica ed energetica

. Il Comune deve investire nelle energie alternative e nell’edilizia di conservazione e di ristrutturazione ecocompatibile e per l’aumento dell’efficienza energetica degli edifici; deve procedere subito alla solarizzazione generalizzata dei tetti degli edifici pubblici, delle piscine e delle palestre comunali, che produrrà buona energia a basso costo; deve ripensare l’illuminazione pubblica e sviluppare il trasporto collettivo, quello elettrico, quello ciclistico, in alternativa al trasporto privato ormai insostenibile (vedi sotto Punti 29, 30, 32).

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14. Creazione di un polo di ricerca pubblico per il risparmio energetico.

Ci serve un polo di ricerca pubblico, fondato sulla collaborazione con le università pubbliche e i centri di ricerca romani, dove ricercatori, istituzioni e imprese si confrontino e producano innovazione nel campo del risparmio energetico, della bioedilizia, delle tecnologie del riciclo e riuso, della riprogettazione degli oggetti, e inoltre della manutenzione ottimale dei mezzi di trasporto pubblici, dell’ingegneria e dell’urbanistica, etc. L’ottica del risparmio energetico deve costituire un vincolo per tutte le gare di appalto del Comune. Per un nuovo welfare energetico, l’Agenzia per il risparmio energetico può contribuire all’ottimizzazione dei consumi domestici, commerciali e industriali, secondo un modello di sostenibilità decentrata.

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15. Piano “rifiuti-zero”.

Occorre giungere al recupero, riuso e riciclo integrale dei rifiuti: “rifiuti zero”!. Ciò è possibile con politiche di riduzione dei rifiuti, con la raccolta differenziata porta a porta, con impianti di compostaggio in aree rurali e impianti per il riciclaggio e il recupero dei materiali, con la creazione di centri per la riparazione, il riuso e la decostruzione. La tariffazione deve avvenire sulla base della produzione effettiva di rifiuti non riciclabili. Così sarà possibile anche promuovere la nascita di nuove iniziative imprenditoriali nel campo del riuso e riciclo.

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16. Fermare il consumo del suolo.

Occorre una moratoria delle concessioni edilizie per nuove edificazioni e una variante generale al Piano Regolatore di riduzione delle cubature, l’abolizione delle deroghe e della nozione dei diritti edificatori, l’innalzamento degli oneri concessori (fino all’effettiva copertura dei costi di urbanizzazione) e del contributo straordinario di valorizzazione urbanistica sino al 100%. Introdurre anche a Roma la norma (introdotta dal Comune di Milano) secondo cui chi è proprietario di alloggi sfitti non può costruire nuovi edifici.

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17. Tassare la rendita fondiaria.

Tramite una specifica autonomia impositiva, la Città Metropolitana dovrà tassare la rendita, traendone risorse da redistribuire alla cittadinanza e rompendo il blocco di potere economico della speculazione edilizia e i suoi storici legami con la politica romana. Si deve disincentivare, attraverso un’apposita imposta, l’”aggiotaggio delle case”, cioè il mantenimento di appartamenti sfitti o invenduti, che serve a tenere alto artificialmente il prezzo degli alloggi.

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18. Riconversione/Riuso/Ristrutturazione.

Mettere in atto un “Piano straordinario di recupero delle periferie e del centro storico” (che può produrre molta buona occupazione), Il Comune deve recuperare, restaurare e restituire alla collettività cittadina, per finalità sociali e con procedure partecipate, l’ingente patrimonio pubblico inutilizzato, le caserme dismesse, i forti trincerati, il patrimonio ex-Ipab, gli edifici Atac, etc. (vedi sotto Punto 25)

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19. Riprendere il progetto della chiusura di Via dei Fori Imperiali.

Chiudere al traffico Via dei Fori Imperiali ed eliminare di Via dei Cerchi per unificare finalmente Circo Massimo e Palatino, creando il Parco Archeologico Centrale e restituendo un’area irripetibile alla collettività universale, alla cultura, al turismo, alla difesa e alla tutela dell’ambiente. Vanno aboliti i cartelloni pubblicitari, che deturpano il paesaggio urbano, dalle strade.

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20. Decentramento delle funzioni direzionali.

Le funzioni direzionali e amministrative vanno spostate dal centro della Città verso poli decentrati, bloccando nel contempo il devastante allargamento della “città politica” nel Centro storico, le funzioni abitative e produttive vanno riequilibrate (no a quartieri dormitorio nella periferia e nella cintura).

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21. Servizi sociali.

Occorre definire immediatamente i Livelli Essenziali di Assistenza Sociale (LIVEAS), adottandoli come variabile indipendente, cioè dimensionano su di essi il “Piano Regolatore Sociale” e gli stanziamenti di bilancio. I servizi sociali consolidati (ad es. gli Asili nido, vedi Punto 22) vanno re-internalizzati, preservando il posto di lavoro degli operatori; il Comune deve assumere a tempo indeterminato il personale precario impegnato nei Servizi alle persone e quello occupato nell’Amministrazione comunale e con contratti di somministrazione. Per i servizi sociali gestiti dal “terzo settore” si debbono abolire le gare di appalto al massimo ribasso. A tutti bisogna garantire la certezza e la tempestività dei pagamenti.

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22. Adeguare la rete di asili nido comunali.

Poter fruire dell’asilo- nido è un diritto, dei bambini e delle bambine non meno che dei genitori (e delle mamme in particolare). Occorre bloccare la concessione degli asili nido ai privati, e adeguare gli asili comunali alla necessità effettiva, considerandoli servizi educativi e non “a domanda individuale” e ponendo fine alle intollerabili guerre fra poveri legate alle discutibili “graduatorie”. Ciò significa prevedere l’ampliamento consistente sia dell’edilizia pubblica necessaria, sia delle fasce di reddito per le quali prevedere la gratuità del servizio. Bisogna garantire nei nidi attualmente in convenzione il rispetto dei Contratti Collettivi del settore dei Servizi Educativi per tutto il personale.

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23. Un tetto per tutti: la casa è un diritto, non un’emergenza.

Dobbiamo creare un fondo per l’Edilizia Pubblica e il recupero urbano per edilizia popolare, con l’utilizzo degli alloggi IPAB, di proprietà pubblica e degli enti previdenziali, il riuso di parte delle caserme e delle scuole dismesse, la requisizione delle case sfitte, l’acquisto a prezzi contenuti di alloggi invenduti. Abolendo la vergogna dei “residence”, si possono utilizzare i 30 milioni annui risparmiati per l’edilizia pubblica, rilanciare l’autorecupero, per alloggi di transizione per giovani, case dello studente, per centri di accoglienza per i senza fissa dimora,

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24. Lotta ai canoni neri e agli sfratti.

Gli “affitti in nero” debbono essere portati alla luce (anche con l’istituzione di sportelli di informazione nei Municipi) e tassati, garantendo gli inquilini che li denunciano dal ricatto dello sfratto. I proventi del recupero dell’evasione fiscale serviranno per rifinanziare i “buoni casa” e l’edilizia pubblica. Gli sfratti per morosità incolpevole debbono essere subito bloccati.

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25. Recuperare i beni comuni e restituirli ai cittadini,

Il patrimonio edilizio pubblico appartiene alla collettività e ad essa deve tornare, con una procedura partecipata di individuazione delle loro destinazioni ad uso sociale, a cominciare da campi trincerati, dai depositi ed edifici ATAC, dalle caserme e dalle scuole dismesse, etc.

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26. Ripubblicizzare (e ripulire) le aziende locali.

Ama, Atac, Zetema, etc. devono essere pubbliche, come anche quelle irresponsabilmente privatizzate negli anni scorsi; occorre trasformarle in Aziende speciali della Città Metropolitana. Sottratte alla gestione clientelare di Alemanno e gestite bene (vedi sotto Punto 40), queste aziende non solo possono offrire servizi di qualità e dare molti posti di lavoro ma possono anche produrre profitti per tutta la collettività romana.

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27. L’acqua è un bene comune: il referendum non si tocca!

Occorre scorporare il servizio idrico da ACEA affidandolo ad una azienda speciale pubblica e rivedere la tariffa, rendendola progressiva ed escludendo la remunerazione del capitale, per dare piena attuazione a quanto deliberato dal referendum del 2011. Ma occorre anche un’opera di tutela e salvaguardia idrogeologica del territorio metropolitano, migliorando la corretta gestione del bene comune acqua nelle fasi sia precedenti che successive al consumo idrico nella Città.

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28. Il mare bene comune.

Occorre una nuova politica per il mare di Roma, per tutelare e sviluppare un prezioso bene comune che finora è stato sottratto dai privati alla collettività, sottoposto a una feroce speculazione edilizia ed esposto all’infiltrazione mafiosa. Deve essere rinaturalizzata l’area costiera di Ostia e creata una riserva marina nell’area dei cancelli.

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29. Rilanciare il trasporto pubblico (ma sul serio).

Roma muore di traffico privato, che significa inquinamento, gravi danni alla salute ed enormi perdite di tempo di vita. Per uscirne è necessario invertire il rapporto tra mobilità privata e collettiva (ora è 70 a 30!). E’ possibile farlo: creando un sistema integrato ferro-gomma-ciclabili, aumentando sostanzialmente il numero dei mezzi pubblici e la loro velocità (con semafori intelligenti e corsie preferenziali), investendo in metropolitane di superficie e in linee tranviarie, chiudendo l’anello ferroviario intorno a Roma e corredandolo di un efficiente sistema di scambi, moltiplicando le linee ferroviarie da e per l’area metropolitana per svuotare le consolari dal fiume quotidiano di macchine dei pendolari. Occorre inoltre scoraggiare la circolazione dei veicoli maggiormente inquinanti, introdurre un’imposta per la circolazione dei SUV (inquinanti e pericolosi) all’interno del G.R.A., e porre limiti ai pullman turistici nella Città. Bisogna estendere le aree pedonalizzate e le piste ciclabili (fino a farne un “sistema” che possa permettere di attraversare in bici tutta la Città). Vogliamo abolire gli odiosi aumenti dei biglietti decisi da Alemanno e, al contrario!, incoraggiare l’uso di autobus e metro rendendo tendenzialmente gratuito il mezzo pubblico (a partire dalle fasce giovanili e dagli orari lavorativi). Sosteniamo la realizzazione di un’azienda unica pubblica regionale per garantire razionalità organizzativa, riduzione dei costi ed efficienza del servizio.

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30. Torniamo a usare il nostro Tevere.

Con strutture e mezzi ecocompatibili, vogliamo rendere navigabile l’intero fiume Tevere. Avremo così una straordinaria via di trasporto urbano (da Labaro a Vitinia almeno, passando per Flaminio, Prati, San Pietro, Trastevere, Marconi e Magliana), una via fluviale collegata alla rete del trasporto pubblico e integrata con una rete ciclabile capillare calibrata sugli argini artificiali fluviali, per rafforzare il collegamento centro-periferie, offrire uno sbocco al mare e favorire l’uso turistico. Legato a questo progetto c’è anche il disinquinamento del fiume, oggi ridotto a fogna (Londra ci è riuscita, perché Roma no?). Un’apposita “imposta di scopo”, temporanea, può finanziare il progetto, che è anche capace di creare un notevole indotto occupazionale.

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31. Rivedere il Piano Urbano Parcheggi.

Il Piano Urbano Parcheggi (PUP) ha devastato alcune piazze della Città nell’interesse esclusivo di pochi privati, incoraggiando l’uso dell’automobile e senza risolvere il problema del parcheggio, I PUP in via di realizzazione, contro cui si battono i Cittadini, vanno fermati! Vanno invece rafforzati i parcheggi di scambio gratuiti nella periferie della Città.

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32. Una rete di Metropolitane leggere e di superficie.

Per le periferie e la cintura serve una rete di metropolitane leggere e di superficie, che prolunghino e incrocino le metropolitane esistenti per collegare l’area metropolitana con la metropoli e le periferie con il centro storico e tra di loro. Occorre inoltre mettere in sicurezza la Pontina e rafforzare la ferrovia metropolitana Roma-Latina rigettando il progetto di corridoio tirrenico per le macchine.

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33. Dare piena attuazione alla delibera sulla partecipazione.

Occorre dare subito piena attuazione alla Delibera sulla partecipazione alle scelte urbanistiche, con la realizzazione della Casa della Città e delle Case dei Municipi, E’ necessaria una verifica referendaria delle conclusioni delle consultazioni, l’assistenza tecnica ai Comitati di cittadini, la piena e gratuita accessibilità on-line a tutti gli atti del Comune e dei Municipi (ved sotto Punto 37). Si deve fissare un termine tassativo di 90 giorni per l’esame da parte del Consiglio delle Delibere di iniziativa popolare, trascorso il quale la Delibera viene sottoposta a referendum popolare.

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34. Sostenere l’autonomia dell’autorganizzazione popolare.

Tutte le forme di mobilitazione e auto-organizzazione sociale dei Cittadini debbono essere sostenute dal Comune con l’offerta gratuita di servizi che ne permettano e ne facilitino l’attività: sedi, sale, tariffe dedicate, esenzioni fiscali, affissioni, servizi di assistenza, ecc. La trasparenza deve caratterizzare le relazioni dell’Amministrazione comunale con i Cittadini, sostituendo tutte le forme di contributo discrezionale (manovre d’aula, spese di rappresentanza, patrocini, ecc.) con procedure pubbliche e verificabili on-line.

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35. Un processo democratico per la creazione di una vera Città Metropolitana.

Con l’estensione della Città Metropolitana oltre i confini attuali del Comune, è necessario che le Municipalità siano messe in grado di essere veri Enti di governo decentrato e assumano all’interno della Città Metropolitana lo stesso livello d’autonomia dei Comuni. Occorre prevedere forme di consultazione popolare per la creazione della Città Metropolitana, per valorizzare l’effettiva partecipazione dei Cittadini all’individuazione dei propri organismi di governo,

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36. Istituire i Consigli di Quartiere, opporsi alla mortificazione della democrazia.

All’interno dei Municipi vogliamo istituire i Consigli di Quartiere, con la partecipazione diretta dei Cittadini e delle forze sociali; i Consigli debbono avere funzioni propositive e non soltanto consultive ma anche decisionali e di autogoverno in ambiti definiti. Occorre contrastare la riduzione delle Municipalità dalle attuali 19 a 15 (che non corrisponde alla realtà dei nostri territori) e opporsi con decisione alla riduzione del numero dei membri dell’Assemblea Capitolina da 60 a 48. Non è mortificando la democrazia che si risparmia ma, al contrario, potenziando la partecipazione popolare i poteri di controllo che possano impedire le vere ruberie!

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37. Roma Open Data e “cittadinanza informatica” per tutti.

Vogliamo il trasferimento on-line di tutti i dati e i documenti prodotti dall’Amministrazione capitolina: i bilanci e i piani strategici delle aziende partecipate, i curricula di tutti i rappresentanti nominati nei luoghi di indirizzo politico ed economico della Città, i criteri di selezione degli appalti pubblici, delle richieste di contributi, esenzioni, iscrizioni, e forniture, concessioni edilizie e di altro genere, etc. Si deve garantire la diffusione in diretta streaming di tutte le sedute consiliari, sia in Campidoglio che nei Municipi. Tutta la Città deve essere coperta con rete pubblica in banda larga, garantendo la gratuità dell’accesso alla rete a tutti i residenti. Sperimentiamo la carta di identità elettronica. Il Comune si deve impegnare per ridurre al più presto il “digital divide”, attraverso: l’alfabetizzazione informatica gratuita, internet gratis in tutte le scuole, la Formazione Professionale informatica per tutti i dipendenti comunali, la messa a disposizione della rete pubblica in banda larga per le aziende di Roma.

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38. Lotta alla corruzione e alle mafie.

Gli anni di Berlusconi e di Alemanno ci hanno insegnato, se ce ne fosse stato bisogno, la necessità di lottare contro i legami fra politica e mafie. Il Comune deve recepire il Codice Etico per gli amministratori locali (“Carta di Pisa”) e, per quanto di sua competenza, la “Direttiva comunitaria contro la corruzione”. Noi vogliamo: la revisione delle norme sul conflitto di interessi per amministratori e funzionari, la rotazione degli incarichi negli uffici, l’istituzione di un numero verde anticorruzione, l’inserimento della tracciabilità della provenienza dei capitali di tutti i partecipanti ad appalti pubblici, l’istituzione di un Osservatorio sugli appalti, l’abolizione degli appalti al massimo ribasso, una gestione sociale trasparente dei beni sequestrati alla criminalità organizzata, il sostegno concreto del Comune alle vittime dell’usura e ai movimenti per la legalità.

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39. Rendere trasparenti i debiti di Roma.

Occorre interrompere l’anomalia della doppia gestione (straordinaria e ordinaria) del Comune di Roma, realizzare un “Audit Pubblico” sul Debito e un’analisi pubblica e trasparente delle spese complessive dell’Amministrazione capitolina; ciò serve per valutare come è composto il debito, chi è che decide chi quando e cosa liquidare, di chi sono le responsabilità, quali sono i reali rischi per la collettività. Chiediamo che siano recuperate le ingenti risorse impegnate da anni per il pagamento del Commissario Straordinario e del suo staff.

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40. Riformare la governance delle aziende comunali.

Si deve riformare drasticamente la governance delle aziende della Città Metropolitana trasformando le SpA in aziende speciali, abolendo completamente i Consigli di Amministrazione (e i loro enormi costi) e attribuendo direttamente al Consiglio Comunale i poteri di indirizzo e controllo. Bisogna creare Consigli di Indirizzo e Controllo delle aziende, organi non remunerati, partecipati dalle rappresentanze dei cittadini e dei lavoratori. Tutte le cariche direttive debbono essere assegnate tramite la formula del concorso pubblico internazionale, sottraendole così allo spoil system. Inoltre è necessaria una drastica riduzione degli stipendi del management e la loro correlazione ai risultati sociali ottenuti, nonché l’abolizione di privilegi ingiustificati, come le “auto blu”, per quanto riguarda il Comune di Roma e le aziende partecipate.

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41. Roma per la libertà di stampa diffusa.

Proponiamo di effettuare un censimento della stampa di base e territoriale presente a Roma per dare luogo a un Albo e costituire un’agenzia per la raccolta della pubblicità da distribuire in modo equanime alle varie testate autogestite. Il Comune di Roma dovrebbe partecipare inoltre al finanziamento di corsi di Giornalismo nelle scuole secondarie superiori, creando un solido raccordo tra informazione, scuola e territorio nel segno dell’inchiesta sociale.

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42.Roma Capitale della produzione di cultura.

Il Comune deve assumere la produzione della cultura come asse centrale di una politica di cambiamento della Città, La cultura è un diritto, ma rappresenta anche una opportunità di lavoro stabile e qualificato; cultura dunque anche come risorsa, per una nuova idea di Roma fondata (come Renato Nicolini ci ha insegnato) sulla qualità della vita collettiva e non solo sulla quantità di merci prodotte. Occorre moltiplicare le opportunità offerte a giovani talenti, a tecnici, a intellettuali, ma anche le possibilità di far vivere in modo diverso i nostri quartieri, valorizzando i rapporti con le università pubbliche e i centri di ricerca, con settori importanti dell’industria audiovisiva e cinematografica e con le grandi istituzioni culturali pubbliche presenti Roma.

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43.Salvare e rilanciare Cinecittà.

Cinecittà torni ad essere un’istituzione a maggioranza pubblica, con la partecipazione anche degli enti locali, garantita da finanziamenti certi, per essere un volano della produzione cinematografica di qualità, e promuovere lo sviluppo della cinematografia a Roma anche con l’insediamento di attività collaterali alla produzione di ricerca e formazione, sostegno alle produzioni indipendenti, divenga sede permanente della Festa del Cinema, di un museo del Cinema e di attività culturali e di spettacolo per i giovani e le popolazioni dei quartieri e delle località interessate salvaguardando l’occupazione e le attività delle imprese artigiane e valorizzando la manodopera interna. Il progetto che permette l’insediamento a Cinecittà di alberghi, fitness ed altre attività commerciali private deve essere azzerato.

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44. Garantire alle periferie la vita culturale.

Si deve garantire alle periferie la vita culturale che è stata loro negata dalla politica accentratrice dei “grandi eventi”, dotando l’insieme della Città di una rete capillare di luoghi della produzione e della fruizione culturale, dello sport, della socialità e dell’incontro. Tutto questo parte dalla difesa degli spazi culturali autogestiti già esistenti e dall’utilizzo delle strutture scolastiche nelle ore pomeridiane e serali per la socialità. Occorre rilanciare il progetto dei “Teatri di Cintura” (di fatto abbandonato da Alemanno), sostenere la preziosa rete delle Biblioteche comunali, realizzare un secondo Auditorium nella parte sud della città, impedire la trasformazione degli ex cinema e teatri vincolandone la destinazione d’uso.

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45. Sostenere il turismo anche per le fasce popolari e per i giovani.

Il Comune deve operare per “spalmare” le presenze dei turisti anche nelle periferie di Roma (favorendo il ‘bed and breakfast’ presso le famiglie) e verso i Comuni della fascia di cintura, che possono costituire un corollario turistico importante, decongestionando i circuiti turistici più consueti e prolungando i tempi medi di permanenza dei turisti nella nostra Città. Roma ha bisogno di una rete di ostelli della gioventù (Alemanno ha chiuso l’unico ostello che c’era!) e di nuovi collegamenti pubblici con il litorale per consentire a tutti l’accesso al mare.

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46. Usare altrimenti i soldi pubblici oggi regalati alle scuole private

Si debbono azzerare i contributi dati dal Comune alle scuole private (che sono anticostituzionali: vedi art. 33 della Costituzione) e utilizzare quei fondi per la qualificazione dell’offerta formativa negli asili e nelle scuole pubbliche (vedi sopra Punto 22) e, in particolare, per la riduzione del costo delle mense scolastiche, allargando le fasce di riduzione o di esenzione totale.

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47. Il Comune a sostegno della scuola pubblica

Il Comune deve azzerare il costo degli abbonamenti ai mezzi pubblici per tutti gli studenti; garantire l’assistenza specialistica (AEC) agli studenti con disabilità grave; estendere il tempo pieno nella scuola per l’infanzia e nella scuola primaria. Occorre aumentare il contributo per i libri di testo, legandolo a un impegno diretto del Comune contro la modifica truffaldina dei libri adottati e a sostegno del riuso dei libri scolastici usati; va favorito il passaggio dei libri di testo al digitale, sostenendo le iniziative di auto-produzione di testi da parte degli insegnanti che li offrano gratuitamente on-line.

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48. Sviluppare lo sport per tutti e le palestre popolari

Lo sport deve essere per tutti. Per questo occorre rivedere i regolamenti per le concessioni degli impianti, delle piscine e delle palestre scolastiche (favorendo l’apertura serale e l’accesso gratuito) e ripensare il piano Punti Verdi Qualità. Si deve avviare (a partire dai Municipi) un nuovo progetto integrato tra scuole, associazionismo sportivo dilettantistico ed amministrazione comunale, creare play ground negli spazi verdi della Città e garantire almeno un impianto polivalente coperto e con sufficienti posti a sedere in ciascun Municipio.

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49. Riconoscere e garantire i diritti di scelta

Il Comune deve favorire il riconoscimento legale delle coppie di fatto istituendo il Registro delle unioni civili; è anche necessario il Registro comunale dei testamenti biologici. Vanno istituiti sportelli pubblici dedicati per tutelare il diritto di scelta della donna in tema di interruzione di gravidanza, così come previsto dalla legge. Bisogna combattere ogni forma di omofobia, a partire dalle istituzioni scolastiche.

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50. Utilizzare il “bilancio di genere”

Per valutare gli impatti sull’eguaglianza fra i sessi di tutte le azioni dell’Amministrazione capitolina si istituisca un “bilancio di genere”. Occorre favorire politiche legate al riconoscimento del genere femminile in ogni settore di intervento dell’Amministrazione, a partire dall’assessorato al Bilancio, e costituire un Assessorato specifico (con portafoglio) governato da un assessore donna, e con analoghe deleghe in ogni Municipio.

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51. Roma è antifascista

Interrompere qualsiasi contributo diretto e indiretto alle organizzazioni razziste, fasciste, xenofobe e omofobe, prevedendo la chiusura di quegli spazi che si richiamano al fascismo come Casa Pound. Lo spazio pubblico assegnato da Alemanno a quell’organizzazione fascista deve essere restituito alla collettività. Bisogna promuovere, di intesa con le istituzioni scolastiche, incontri tra rappresentanti dell’Anpi e dell’Aned e i ragazzi delle scuole, per tenere viva la cultura della memoria democratica ed antifascista della nostra Città, medaglia d’oro della Resistenza.

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52. I migranti, una straordinaria risorsa per Roma

Il Comune deve promuovere attivamente la piena integrazione riconoscendo la straordinaria ricchezza culturale e produttiva rappresentata dalla presenza a Roma di oltre 400mila migranti. Servono politiche attive di integrazione per i figli di lavoratori immigrati (i “nuovi romani”) nella scuola pubblica, valorizzando le culture di provenienza e potenziando i servizi di insegnamento della lingua italiana. Roma Capitale promuova una legge di iniziativa comunale per la cittadinanza immediata a tutti i nati in Italia e per il diritto di voto amministrativo per i cittadini stranieri residenti; ma intanto deve riconoscere subito il diritto di voto ai residenti stranieri nei referendum comunali e ai fini della promozione di delibere di iniziativa popolare. Come concreto “anticipo di cittadinanza”, si istituisca una Civil Card per i figli di immigrati stranieri nati e residenti a Roma, che li equipari a tutti gli altri romani nella fruizione dei servizi comunali.

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53. Roma città aperta alle comunità Rom

Si deve azzerare il fallimentare e razzista “Piano Nomadi” di Alemanno e avviare progetti di inserimento economico e culturale delle comunità Rom e Sinti nella vita cittadina.

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54. Istituzione della Casa della Pace.

Roma deve riprendere il suo posto nel mondo come Città solidale che favorisce il dialogo e la pace tra i popoli, guardando in particolare al Mediterraneo come luogo politico e geografico in cui svolgere un ruolo di co-sviluppo e di promozione dei diritti, anche interrompendo sostegni a paesi che non rispettino i diritti umani.  Va finalmente realizzata la Casa della Pace, promessa dal Sindaco di Roma nel lontano 2003 ai movimenti pacifisti.

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